La convocazione arrivò non come biglietto, non come messaggero, ma come silenzio.
Fu Marta a insegnarmi che il silenzio ha forme diverse. C'è il silenzio dell'attesa, che preme contro le orecchie come acqua. C'è il silenzio del segreto, che ha il peso specifico del ferro. E poi c'è il silenzio di qualcuno che ti lascia spazio deliberatamente, che ritira la mano e aspetta che tu la riempia. Quello era il silenzio che Isadora mi mandò, una mattina di marzo, attraverso l'assenza di qualsiasi comunicazione per undici giorni esatti.
Avevo contato i giorni. Mi vergognavo di averli contati.
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