Quella mattina Aurelio rimase seduto alla scrivania fino alle undici, con Locke aperto davanti a lui e gli occhi che non leggevano.
Aveva dormito due ore, forse meno. Non per l'insonnia — o non soltanto per quella — ma per una specie di vigilanza che gli era cresciuta dentro durante la notte, un senso di attesa che somigliava più alla concentrazione che all'angoscia. Come le ore prima di un esame difficile, quando la mente si tiene desta non per paura ma per qualcosa che non ha ancora trovato il nome giusto.
Il quaderno era sempre sul tavolo. Non lo aveva spostato.
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