Il giorno della mozione di sfiducia iniziò con una brocca d'acqua fredda e la certezza matematica di ciò che stava per accadere.
Qui-Gon l'aveva portata lui stesso — la brocca, non la certezza. Quella era mia da tre giorni, da quando avevo lasciato la residenza secondaria del Cancelliere con le prove in mano e il sapore amaro di chi ha consegnato buone medicine a un malato che non le prenderà. Mi ero svegliato prima che lui bussasse, già seduto sul bordo del letto con il journal aperto sulle ginocchia, rileggendo ciò che avevo scritto di Valorum la notte precedente. Una sola frase, alla fine di tutto: *La bontà senza coraggio è solo un ornamento, e gli ornamenti non fermano le invasioni.*
L'avevo scritta pensando a lui. Ma mentre la rileggevo, pensai anche a me stesso.
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