La lettera arrivò il giovedì mattina, come sempre.
Lorenzo la riconobbe dalla busta — carta riciclata color avorio, la grafia del padre nell'indirizzo, piccola e fitta come se volesse occupare il meno spazio possibile. Come se suo padre si scusasse, anche solo nel modo di scrivere il suo nome, di esistere. Il timbro postale di Torino, la data del giorno prima.
La lasciò sul tavolo della cucina mentre faceva il caffè, poi mentre lo beveva, poi mentre si allacciava le scarpe. La rimise nel mucchio della posta non aperta sul ripiano accanto alla porta. Uscì.
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