Ircanesse non aveva soglia.
Marco lo capì solo quando si trovò già dentro — non il momento del passaggio, non il bordo della crepa, non il gradino finale, ma il riconoscimento tardivo di chi si sveglia in una stanza e non sa nominare il momento in cui il sonno è diventato veglia. Il soffitto sopra di lui era cielo. Era sempre stato cielo. Il problema era che non corrispondeva al cielo che aveva guardato cinque secondi prima attraverso la crepa nel pavimento di Valdiverna.
Quello era stato grigio chiaro, con strati di cirri che procedevano da est, o da ciò che Valdiverna chiamava est.
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