Il settimo cerchio aveva avuto la forma di un corridoio e non era finito come finiscono i corridoi — con una porta, con una svolta, con qualcosa che segna un confine riconoscibile tra ciò che si è attraversato e ciò che viene dopo. Era finito nel modo in cui finiscono le frasi interrotte a metà: non con un punto, ma con un silenzio che contiene ancora la voce.
Il corridoio amministrativo del settimo cerchio era bianco e aveva maniglie. Le maniglie erano di ottone opaco e ciascuna porta dava su un ufficio dove qualcuno aveva scritto qualcosa in triplice copia e nessuno aveva mai ricevuto la copia che gli spettava. Lo capivo senza aprire le porte, nel modo in cui si capiscono le cose nel Sottosopra — non per deduzione, ma per osmosi, come se l'aria stessa fosse carica di un significato che si depositava nella pelle prima di arrivare al pensiero.
Le anime del settimo cerchio non litigavano e non guardavano schermi e non rivivevano elettroshock. Camminavano. Portavano fogli da una stanza all'altra con l'andamento di chi sa di dover consegnare qualcosa in un posto che non esiste, a qualcuno che non sarà mai lì ad aspettarla. Nessuno ci notava. Nessuno guardava nella nostra direzione. Eravamo trasparenti a quella macchina — due figure in movimento in un corridoio dove il movimento era lo stato naturale e l'arrivo era il peccato impossibile.
Create a free account to unlock all chapters. It only takes a few seconds.
Sign In FreeCreate your own AI-powered novel for free
Get Started Free