Chapter Two: First View of Viternum Through Morning Fog

Camminammo tutta la notte.

Non è un'esagerazione — è la registrazione fedele di un fatto che il bambino che ero visse come una prova e che l'adulto che sono diventato riconosce, con il vantaggio della distanza, come un atto deliberato di pedagogia. Feraldo non mi spiegò il percorso. Non mi disse quanto mancasse. Avanzò lungo la cresta con il passo regolare e impersonale di chi ha misurato quella strada tante volte da non doverla più pensare, e io lo seguii, mezzo passo dietro, imparando la prima delle molte lezioni non dichiarate che quella notte conteneva: che certi viaggi si comprendono solo guardandosi indietro, e che guardandosi indietro ci si accorge di non aver mai avuto scelta sulla direzione.

Il freddo dell'Appennino a fine ottobre è una cosa viva. Non morde come il gelo di gennaio — quello è un nemico dichiarato, con il quale si può almeno avere un rapporto onesto di ostilità reciproca. Il freddo di ottobre si insinua, si confonde con l'aria, si deposita nei tessuti come una presenza che non ha ancora deciso se restare. Avevo il mantello di lana grezza che la zia Agata mi aveva lanciato sulle spalle nel corridoio, senza parole, come se tenermi in vita attraverso la stagione fredda fosse l'ultimo gesto a lei ancora disponibile. Lo strinsi intorno alle spalle. Pensai a lei che piangeva nel buio della cucina, cucchiaio in mano, polenta incustodita — e poi smisi di pensarci, perché c'era la nebbia davanti a me e il sentiero sotto, e il marchio sul polso sinistro che pulsava con quella sua pulsazione nuova e tranquilla, e tutte queste cose richiedevano attenzione.

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Chapter Two: First View of Viternum Through Morning Fog — Il Labirinto delle Parole Perdute | GenNovel