Ci sono cose che si imparano meglio di notte.
Non perché il buio chiarifichi — il buio non chiarifica, il buio comprime, riduce il mondo a quello che si tiene in mano e a quello che si teme — ma perché di notte sparisce l'obbligo di fingere che le domande che ci si porta addosso siano meno urgenti di quanto siano. Di giorno la Schola era un meccanismo in movimento, lezioni e campane e Maestri che attraversavano i corridoi con andatura deliberata, e dentro quel meccanismo era facile confondere il pensare con il fare. Di notte restava solo il pensiero, senza l'alibi dell'azione.
Quella notte non dormii.
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