
Il regno di Alderia è sull'orlo del collasso. Due donne cresciute nella stessa città portuale — Mara, figlia di un armaiolo povero ma feroce d'intelletto, e Celia, nata in una famiglia di mercanti ambiziosi — si ritrovano legate da un'amicizia che è anche rivalità, specchio, ossessione. Mara è la geniale: capisce le leggi del potere prima ancora di saperle nominare, legge gli uomini come mappe, intuisce le trappole dove gli altri vedono solo pavimento. Celia studia, obbedisce, avanza — e pur ammirandola non riesce mai a smettere di volerla superare. Quando il re muore senza erede legittimo, il regno si spezza: le grandi casate del nord e del sud si fronteggiano, le alleanze si stringono e si spezzano nel giro di una stagione, e le due donne si trovano su fronti diversi — non per odio, ma per le correnti invisibili del destino e della necessità. Mara entra al servizio della regina reggente, scopre un segreto di sangue che potrebbe far crollare l'intera successione al trono, e deve scegliere tra la lealtà verso chi comanda e la verità che conosce. Celia, invece, è presa in sposa da un signore del nord, diventa pedina e poi giocatrice, impara a sopravvivere tra intrighi e lame. Le loro vite si intrecciano da lontano — attraverso lettere clandestine, tradimenti necessari, silenzi che pesano più delle parole. Il racconto è la memoria di Celia, anziana, che ripercorre tutto dal principio: come si diventa donne in un mondo che non vuole donne potenti, e come un'amicizia può sopravvivere perfino alla guerra.
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